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Inviato: Gio Giu 01, 2006 10:00 am Oggetto: A Roma la prima conferenza nazionale sul servizio sociale |
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ROMA - Incontrarsi, condividere i dubbi, le risorse e le criticità e soprattutto riflettere sugli obiettivi comuni e sul senso della propria professione: sono questi gli obiettivi della prima conferenza nazionale di servizio civile, che si è svolta a Roma, promossa dal Sindacato unitario nazionale assistenti sociali (Sunas - http://www.sunas.it/ ) e dalla Società scientifica di promozione sociale (Socialia - http://www.socialia.org/ ), con il patrocinio dell´Ordine Nazionale degli assistenti sociali. Un incontro dedicato alla riflessione su "La professione di assistente sociale tra memoria, identità e innovazione".
Un titolo, questo scelto per la conferenza, che segnala la profonda esigenza, da parte degli assistenti sociali, di ridefinire il proprio ruolo, la priora funzione i propri obiettivi. "L´esigenza di incontrarci, per conoscere e valutare scenari, analisi, problemi e proposte, è molto forte”, ha dichiarato la presidente dell’Ordine, Fiorella Cava. “La nostra professione è in grande trasformazione anche perché vivissime sono le istanze e i bisogni che a noi fanno capo. Lavorare nei servizi sociali implica oggi una gamma vasta e differenziata di nozioni, da quelle strettamente tecniche a quelle legate alla conoscenza del capitale sociale, delle istanze di carattere etico, delle implicazioni gestionali in una sorta di equilibrismo tra diritti, bisogni e risorse. E’ anche per questo che la comunità professionale ha presentato al nuovo governo 10 punti di attenzione e impegno per le politiche sociali del domani”.
A questo tema è dedicata anche la ricerca "Dentro la professione verso possibili consensi. Una ricerca con e tra assistenti sociali", realizzata Socialia e curata da Ugo Albano, Clelia Capo e Fiorella Nava. L´indagine, presentata in occasione della Conferenza, è centrata sul lavoro e sul punto di vista dell’assistente sociale ed è frutto di un minuzioso lavoro durato tre anni . obiettivo della ricerca è recuperare e valorizzare le basi comuni e i principi condivisi su cui la professione si fonda.
"Con l´incontro di oggi e con la consegna di questa ricerca, stiamo sancendo la necessità di metterci in rete e fare gioco di squadra", ha detto Laura Brizzi, Segretaria generale del Sunas. "E´ un momento necessario, di cui abbiamo gettato le basi il primo aprile scorso, quando in questa stessa sede abbiamo elaborato il decalogo, che successivamente è stato consegnato al nuovo Governo".
Le difficoltà della professione sociale e, più in particolare, degli assistenti sociali, sono state evidenziate da Franca Dente, presidente dell´Assnas (Associazione nazionale assistenti sociali). "La professione sociale vive oggi un momento di fatica progettuale e di contraddizione: da una parte riceviamo riconoscimento dall´esterno, dall´altro viviamo la difficoltà del decollo in ambito operativo e un generalizzato disconoscimento interno. Ciò è dovuto innanzitutto ai cambiamenti sociali che viviamo: l´insicurezza, gli squilibri, la crisi delle istituzioni e dei servizi, che non riescono a produrre beni comuni, né ad essere laboratori di politiche locali. Da ciò deriva la precarietà professionale, che incide sugli aspetti operativi, progettuali e motivazionali e sulla nostra stessa credibilità. Soprattutto, siamo ancora lontani dal decollo di un sistema di rete integrato ed è su questo che dobbiamo lavorare. Sono profondamente convinta – ha concluso la Dente – che l´assistenza sociale abbia contribuito alla costruzione di una cultura della giustizia sociale, ma ciò non è percepito dal mondo operativo. Esiste dunque un grave divario tra chi fa cultura e chi opera: un divario che dobbiamo al più presto colmare, attraverso laboratori di riflessione, in cui possiamo pensare al senso del nostro lavoro sociale e sentirci soggetti attivi della progettualità e agenti di cambiamento".
Un´intenzione condivisa da Luigi Colaianni, docente presso l´Università di Torino e la LUMSA di Roma., il quale ha evidenziato la difficoltà fondamentale che gli assistenti sociali vivono nella definizione del proprio ruolo e del proprio obiettivo. "Durante una ricerca che abbiamo svolto a Torino, attraverso interviste e questionari, è emerso come l´assistente sociale spesso debba inventare il proprio ruolo, in mancanza di una definizione precisa e condivisa", ha riferito Colaianni. "In generale, sembra sfuggire la natura stessa della professione e manca perfino la capacità di fare un assessment accurato, che è alla base del nostro lavoro. Perché ci sia un´organizzazione nell´azione, servono obiettivi definiti e condivisi, un sistema di ruoli e un sistema di risorse. Per molte professione, come quelle mediche, è molto facile collocarsi nel ruolo, soprattutto grazie alla formazione ricevuta. È invece quanto mai debole la definizione della nostra professione. Se infatti l´obiettivo è poco definito, anche il ruolo professionale è debole e lascia necessariamente il posto a teorie personali e obiettivi virtuali, differenti da persona a persona".
Colaianni ha dunque proposto alcuni "scarti di paradigma", utili per approdare a una migliore definizione del ruolo e dell´obiettivo dell´assistente sociale. "Dobbiamo abbandonare l´approccio clinico, basato su eventi empirico-fattuali, per un approccio narrativo-discorsivo, che corrisponde alla vera natura della nostra professione. Il nostro oggetto cognitivo è la persona non in quanto bisognosa, ma in quanto competente ad agire. Per quanto riguarda infine l´obiettivo del nostro lavoro, esso consiste nel produrre un cambiamento nelle descrizioni di sé della persona. Dobbiamo recuperare la nostra funzione di agenti di cambiamento. È da qui che dobbiamo partire". (Chiara Ludovisi)
Fonte: http://superabile.inail.it/Superabile/Societa/conferenza+assistenti+sociali.htm |
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